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La maschera tradizionale de su carrasecare siniscolese

Riscoperta e valorizzata dalle associazioni siniscolesi

Scatti di: SaMarosa
Siniscola, Carnevale 2015/2016

Testo di: Associazione Sos Tintinnatos

ATTREZZATURA
La tecnica fotografica utilizzata è quella del bianco/nero, con la selezione di un filtro arancio in post-produzione e un aumento vistoso della granulosità dell'immagine per esaltare i dettagli, dato che i soggetti hanno abiti neri e anche il viso è mascherato dalla fuligine.

La composizione della maschera dei sos tintinnatos è abbinatasia
alla componente maschile che alla componente femminile

Nasce l'associazione Sos Tintinntos” con l'intento di poter conservare e tramandare una tradizione popolare Siniscolese.

Sos tintinnatos è la maschera “povera” carnevalesca tradizionale di Siniscola,che inscena balli e coreografie per attirare l'attenzione della gente e farla divertire.

Gli scopi che si prefigge l'associazione sono i seguenti:
La valorizzazione della maschera siniscolese e la sua coreografia
La valorizzazione della sua componente figurativa e artistica.
La composizione della maschera dei sos tintinnatos è abbinatasia alla componente maschile che alla componente femminile.

L’associazione dei sos tintinnatos e composta da una trentina di membri di cui presidente è Giuseppe Funedda Angelo, vicepresidente Salvatore Canu.

Sos tintinnatos" la maschera simbolo della tradizione siniscolese


di Sergio Secci wSINISCOLA Ne parlava già lo storico Vittorio Angius nell'Ottocento: "La maschera caratteristica di Siniscola che fa la sua prima uscita il martedì grasso è "Su tintinnatu", si tratta di uomini avvolti in pelli con il volto imbrattato di nerofumo e rosso addobbati con vestiti maschili e femminili ma rigorosamente neri che giravano per le vie al suono di sonagli e campanacci". Si racconta che sos tintinnatos e sos carozzatos, prendessero a sa socca (lazo) i possidenti del paese chiedendo per la liberazione vino e vusones. Non mancava anche la "partoriente" che simulava i dolori del parto e invitava le ragazze a toccare mazzi di ravanelli. Una maschera riscoperta negli anni Sessanta da ziu Sarvadori Sini e che è stata nuovamente riportata in auge da un allegra comitiva di Siniscola, attraverso accurate ricerche storiche si è riusciti a ricostruire l'abbigliamento e gli oggetti che non dovevano mai mancare a "Su tintinnatu". Su mucatore e su bonette, scialle, camicia e gonna scura, gambales, chintorza, pantalones e iscarpones, su soccu e naturalmente su furcone del linna con decine di campanelli. Una maschera che rappresenta probabilmente il demonio e che come le altre tradizionali sarde (mamuthones, merdules, boes), risale alla notte dei tempi. Da qualche anno "Sos tintinnatos" di Siniscola, partecipano regolarmente al carnevale e hanno all'attivo decine di uscite anche nelle sagre estive. Una maschera che vuole diventa simbolo della tradizione siniscolese e che merita di essere portata all'attenzione delle nuove generazioni alla riscoperta di costumi e tradizioni locali. Grazie alla passione di un folto gruppo di amici nelle scorse settimane, si è costituita ufficialmente anche l'associazione denominata appunto "Sos tintinnatos". Quindici i componenti che hanno registrato ufficialmente lo statuto Giuseppe, Roberto, Bartolo e Salvatore Funedda, Francesco Macis, Marco Ruiu, Salvatore Canu, Paolo e Salvatore Carzedda, Rosanna Mele, Francesco Congiu, Paolo Secchi, Domenico Carta, Ubaldo Amabile e Sandro Doddo. Un nucleo a cui si aggiungono altri amici e bambini con il coinvolgimento di trenta componenti che danno vita ad un gruppo caratteristico e applauditissimo nelle sue prime uscite del nuovo millennio. «Alcuni anziani di Siniscola ricordano che il gruppo faceva la sua prima uscita in occasione della festa di Sant'Antonio Abate – dice Giuseppe Funedda – ci si travisava il volto con del sughero bruciato per rendersi irriconoscibili, la seconda uscita era invece il giorno di martedì grasso con un giro per il paese a raccogliere vino, salsicce, lardo e fare baldoria tutta la notte».
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