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Su Battileddu Lulese

GALLERIE FOTO
La maschera tradizionale de Su Battiledhu
Articolo e foto di Sara Faedda

L'associazione BFM nel 2015 ha fatto un salto in trasferta a Lula, chiamata anche in latino "Julia" (Sacro Dio dei boschi). Famosa per il suo santuario campestre di San Francesco, o per i suoi villaggi nuragici e insediamenti romani, o le miniere di "Argentaria" come quelle di "Guzurra" e "Sos Enathos". Con i suoi grandi personaggi come lo scenografo di Federico Fellini, il signor Paolo Calia, o di Sebastiano Sanguinetti, o dello scrittore Oreste Nemi, o di Matteo Boe, bandito che negli anni ottanta fu l'unico a riuscire ad evadere dal carcere di massima sicurezza dell'Asinara.

Lula, ricca di grandi tradizioni coreografiche come "su ballu e sa vaglia", una sorta di rito per vanificare il potere malefico del malocchio, e la maschera de Su Battiledhu che è
il protagonista del carnevale lulese, si pensa che sia la rappresentazione del Dio Dioniso.
Questa interpretazione risale a degli antichi riti agricoli di fecondazione della terra. Tradizione scomparsa da tempo ma riapparsa negli anni 2000 con la valorizzazione della tradizione delle maschere antiche sarde.
Chi lo interpreta viene vestito di pelle di montone con il volto ricoperto di fuliggine e la bocca piena di sangue, sulla testa un fazzoletto nero da donna e un copricapo di corna di capra con sopra uno stomaco di capra; sul collo dei campanacci i "marrazzos" e sotto di questi viene messo uno stomaco di bue pieno di sangue.
La rappresentazione inizia con la vestizione di Su Battiledhu e finita, inizia a correre lungo le vie del paese con gli inseguitori dietro. Appena catturato, Su Battiledhu viene trascinato per le strade dai Battileddos Gattias uomini vestiti da vedove che intonano dei lamenti per la vittima. Talvolta lungo il cammino porgono delle bambole di pezza alle donne presenti, per farle allattare.
Dopo la cattura questi si siedono a cerchio e si pizzicano l'un l'altro e chi ride per primo dovrà versare da bere come penitenza, di solito si beve vino servito dentro un corno. Intanto Su Battileddu continua ad essere sbattuto, strattonato e legato con funi di cuoio dai Battileddos Massajos, custodi del bestiame, vestiti da contadini. Nel frattempo tutti cercano di pungere lo stomaco di bue de Su Battiledhu, in modo che si buchi e che il sangue all'interno sgorghi lungo le vie e viene usato per imbrattarsi il volto.
Quando lo stomaco viene completamente squarciato, Su Battiledhu si accascia a terra (come se fosse stato realmente sventrato). Allora iniziano a gridare "L'an mortu, Deus meu, l'an irgangatu!" (l’hanno ucciso, Dio mio, lo hanno sgozzato!); dunque le vedove intonano ancora lamenti in un corteo funebre.

Foto e Articolo a cura di Sara Faedda, socia BFM
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