Sito minerario di Monteponi - Iglesias - Baronia Fotomania

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Sito minerario di Monteponi - Iglesias

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Monteponi è una frazione del comune di Iglesias, nella provincia di Carbonia-Iglesias. Nacque come villaggio di minatori dopo il 1850, anno in cui la zona mineraria fu data in concessione dallo stato ad una società privata. In quel periodo vennero realizzate strade, edificati gli alloggi per i minatori e gli spacci commerciali necessari alla vita della comunità, la palazzina "Bellavista", (realizzata nel 1865-66) in posizione dominante sulla vallata e circondata da alberi, sede della Direzione della Miniera e di abitazioni dei dirigenti, la chiesa (successivamente demolita). Contemporaneamente vennero realizzate le opere per il funzionamento della miniera, i pozzi più importanti sono: il pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863, che serviva per la discesa e la risalita dei minatori e del minerale estratto ed il pozzo Sella, realizzato nel 1874, che ospitava le pompe per l'eduzione delle acque sotterranee. Nel 1904 venne costruita la foresteria della miniera Monteponi.
Nel 1914 l' Ingegner Francesco Sartori permise di costruire un impianto di trattamento che sfruttava il processo chimico dell'elettrolisi per recuperare i minerali poveri di zinco che non potevano essere trattati nelle laverie meccaniche. L'impianto che fu inaugurato nel 1926 era costituito da 168 celle che contenevano una soluzione acida e le lastre catodiche (in numero di 20), sulle quali aderiva lo zinco metallico per effetto del passaggio di corrente. In seguito queste lastre venivano estratte e fuse. Un tale processo abbisognava però di grandi quantitativi di acido solforico, che arrivavano dalle miniere di pirite dell'Isola d'Elba.
Ora il sito è sporadicamente aperto ai visitatori con percorsi obbligati che si snodano tra le varie strutture recintate e pericolanti. La palazzina Bellavista ,dal 1997 era sede dell'Università del Sulcis-Iglesiente. In questa università furono attivati tre corsi di laurea: il più importante quello di Scienza dei Materiali (come corso distaccato dell'Università di Cagliari), poi Informatica (in videoconferenza) e Ingegneria ambientale. Tutti questi corsi sono stati progressivamente chiusi, a seguito di una razionalizzazione dei corsi dell'Università. Prima della definitiva chiusura, la palazzina era utilizzata come sede per alcuni master e dottorati di ricerca.
Il nostro viaggio inizia alla fine dell'abitato di Iglesias, lungo la SS 126, una strada si inerpica lungo la collina, costeggiando i vari edifici, come la foresteria, lo spaccio, magazzini vari, sino ad arrivare al cuore di Monteponi: gli edifici della lavorazione dei materiali e l’ingresso alle miniere. Un vasto museo a cielo aperto che racconta di sviluppo economico, duro lavoro, declino e degrado. Sensazioni che traspaiono dai silenzi, dal “dolore” degli edifici, dalla loro forma e dalla loro funzione, dai macchinari che malamente si conservano nonostante le intemperie e il trascorrere del tempo.
L'impressione potrebbe esser confusa con la desolazione ma non proprio questo ho “sentito”; a noi non c’è dato entrare nel cuore della miniera, ma già solo fotografando gli impianti esterni riesci a immaginare la vita dei minatori che, di certo, facile non è stata ma che ha contribuito a rendere questa zona una delle più ambite da società private e dal monopolio statale. Minatori che sapevano che fuori c'era chi seminava la terra o chi badava alle greggi sotto il sole sulcitano e la brezza del mare di Nebida e Masua. Loro no, pallidi si spaccavano la schiena, dentro lo stomaco della montagna, tra fatiche, pericoli di crolli e aria malsana, spinti solo dal bisogno di sfamare la famiglia, spesso numerosa.
L’ attività iniziò nel 1850 e continuò sino al 1990. Dopo l’iniziale picco di sviluppo, col tempo, nonostante l’aumento dei prezzi dei metalli, non si ebbe lo sviluppo sperato, perché si erano fatti ormai troppo onerosi i costi di gestione, che non lasciavano altra speranza che la lenta agonia per terminare poi con la definitiva chiusura dell’impianto.
Il vero patrimonio dell’umanità furono i sacrifici dei minatori, la loro dedizione, le loro sofferenze che crearono questo luogo ora solamente testimone di un tempo che fu.

Articolo e foto di MaRosa Sanna (socio BFM).
Foto tratte da: Le miniere e i minatori della Sardegna; di Francesco Manconi; Ed. Consiglio Regionale della Sardegna.
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