Sa Corditta e Sa Suppa - BFM

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Sa Corditta e Sa Suppa

Tradizioni

L'uscita fotografica è stata curata da Migù Carzedda...
Sa Corditta e Sa Suppa (Quest'ultima ripresa in occasione della festa nella chiesetta campestre di San Giacomo)

Sa Corditta
E' una ricetta comune a tante zone limitrofe con poche varianti, si prepara tagliando a strisce longitudinali alcune parti delle sacche dello stomaco della pecora o dell’agnellone. Le si appendono e, con l’intestino ben lavato, si tesse una treccia in modo da avvolgere e tenerle strette le interiora dell'animale. Si fa cuocere la cordula in abbondante acqua salata e a metà cottura, si infilza nello spiedo per continuare la cottura sulla brace. Si può anche farla arrostire, a fuoco basso, sulla graticola o allo spiedo, senza farla bollire.

foto di Migù Carzedda

Sa Suppa Thìniscolesa
Si differenzia sostanzialmente da quella Galluresa che è composta da ingredienti come la menta e il prezzemolo e il formaggio fresco come la caciotta vaccina.
Quindi, il piatto tipico della cucina tradizionale siniscolese è un piatto laborioso ricco di ingredienti che fa parte della tradizione culinaria siniscolese infatti arricchiva i menù di tutte le cerimonie in particolare non mancava nei banchetti nuziali.  Gli ingredienti principali sono il brodo di carne, il pane cilindrato 'Loricas' di semola di grano duro (utilizzato fresco come "pane de elimusina"), il sugo fatto con vari tipi di carni cotto a fuoco lento (anticamente nel sugo si mettevano anche le cervella, perché non si buttava via niente, ma negli ultimi anni queste sono state eliminate) e in alcune varianti anche fette di lardo o strutto spalmato sul tegame per impedire che il pane bagnato si attacchi alla pentola. Caratteristica è la cottura che veniva fatta sulle braci ardenti sotto e sopra il coperchio del tegame il quale per finire la cottura e gratinarla venivano sparse le braci.
[Fonte: Saperesapori.it]

La Chiesa campestre di San Giacomo

Ci sono state nel tempo in territorio di Siniscola due Chiese intitolate a S. Giacomo: la prima nota come "Santu Jaccu Ezzu", di cui restano i ruderi nella località conosciuta con questo stesso nome, e la seconda, recentemente restaurata, a circa sei chilometri da Siniscola, a qualche centinaio di metri dalla superstrada Siniscola‑Nuoro.
Parlando della prima, il Casalis dice che si trovava nelle regioni meridionali verso Orosei, tra le rovine di un antico paese, a quattro ore da Siniscola.
L'Alberti parla di un villaggio, Rempellos, vicino a "Santu Jacu", esistente intorno al 1300‑1350.
La Chiesa di "S. Jaccu" esisteva almeno dal 1602 e di essa si occupavano in tale anno i priori Boricu Murru. e Lleonart Cossu, mentre nell'anno precedente avevano svolto tale incombenza Pedro Corrias e Antoni De Coronas.
Nel LD se ne fa menzione l'8 novembre 1606 in quanto tale Pedru Corrias "lasat a Santu Cristolu cale est intro de S. Jagu unu soddu naro 1 soddu".
Questa espressione ci conferma che in detto anno esisteva ancora la Chiesa di S. Giacomo e che all'interno di essa si trovava verosimilmente una statua di. S. Cristoforo, con o senza un relativo altare. Tale statua, antecedentemente, doveva trovarsi in una Chiesa omonima della quale, ai tempi dell'Angius, esistevano ancora dei ruderi, in località Muruddu, e che, sempre a detta del Casalis, era vicina a quella di S. Giacomo ed era in rovina da diversi anni.
Un breve accenno alla stessa Chiesa lo fa il Rettore Ventura che, oltre che definirla indecentissima, la descrive come assolutamente povera di beni, anche perché i priori si preoccupavano esclusivamente di celebrarvi la festa, cioè soprattutto di farvi il pranzo.
Di tale Chiesa rurale si parla successivamente ancora nel LD perché tale Giovanni Battista Pau, alias Massayu, nel suo testamento del 21 agosto 1774 disponeva che, dei 50 scudi che sua moglie doveva ricuperare da Antonio Coronas, cinque venissero destinati per ripararla.
I sacerdoti Deiana e Puxeddu, incaricati dall'Arcivescovo Varesini di fare un sopralluogo a tutte le Chiese, nel 1844 trovarono che questa, pur essendo piccola e bisognosa di qualche riparazione nel tetto, era in buono stato per tutto il resto, per cui è da credere che in quel periodo vi si celebrasse ancora la Messa nella festa del S. Apostolo.
Della seconda Chiesa dedicata a S. Giacomo, che è quella attuale sita vicino a Locòli, si sa che ne fu iniziata la costruzione il 17 ottobre 1860 e che fu portata a termine e benedetta un anno dopo, il 17 ottobre 1861, per l'Iniziativa del Rettore Carboni. Fu realizzata con la sovraintenedenza ai lavori dei fratelli Giuseppe e Giovanni Dalu, il lavoro di due muratori provenienti dalla Lombardia e il contributo in materiali e manodopera dell'intera popolazione.
Venne eretta nelle vicinanze del Rio Locòli e della strada per Nuoro anche allo scopo di offrire un rifugio a passanti, contadini e pastori sorpresi “in su sartu" dalle piene di detto fiume. Che ve ne fosse la necessità lo si deduce facilmente constatando il gran numero di persone che morivano per annegamento nel vicino fiume.
[Fonte: Siniscolaonline.it]

foto di Migù Carzedda

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AUTORI FOTO
Migù Carzedda

 
baroniafotomania@gmail.com
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