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Boes & Merdules a Ottana

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Di Ottana una cosa prima di tutto, la gente, popolo: cordiale, disponibile in maniera smisurata. La loro maschera: ancestrale è bellissima. Durante le sfilate tutto il paese è coinvolto, non solo chi porta il costume ma anche la gente comune si copre il viso di carbone perchè sono, fondamentalmente, uniti in una magica atmosfera.
Ottana a "Su fogu de Sant' Antoni" - 16 Gennaio 2013

Il paese
Ottana (Otzàna in sardo). La variante del sardo parlata è quella barbaricina.
Al centro del paese si erge bellissima l'ex cattedrale romanica di San Nicola, costruita fra il 1140 e il 1160 (seconda fase di costruzione).

Il carnevale
Di grande interesse è il carnevale di Ottana, per i personaggi dei merdùles e dei boes. Queste maschere si caratterizzano, i primi, con forme lignee mostruose, in genere con nasi lunghi; i secondi, con maschere di fattezze bovine, indossando velli di pecora.
L' economia del paese si basa, oltre all' attività tradizionale dell' allevamento, principalmente sull'industria petrolchimica e la produzione di fibre tessili sintetiche.

La diocesi di Ottana
Verso la fine dell'XI secolo, con la riorganizazione ecclesiastica attuata da papa Gregorio VII, venne modificata la ripartizione del territorio in Sardegna, che risaliva ai tempi di Gregorio Magno. Ottana divenne Diocesi suffraganea dipendente dalla sede metropolitana di Torres. La Cattedrale di San Nicola fu consacrata nel 1160. Al suo interno vi si trova il famoso Polittico di Mariano IV d'Arborea del 1344. Secondo le più recenti ipotesi, il dipinto potrebbe essere attribuito alla scuola toscana della corte d'Angiò, o alle scuole senesi di Martini o Lorenzetti.
[Fonte: Wikipedia]

La storia
Il Carnevale di Ottana affonda le proprie radici nella cultura rurale, di cui mette in scena i momenti più importanti. Ha mantenuto una sua particolare originalità rispetto agli altri carnevali barbaricini ed, inoltre, non ha subito sostanziali mutazioni nel corso degli anni, probabilmente, a causa dell’isolamento in cui è vissuto il paese per lungo tempo.
La semplice rappresentazione della vita contadina è alla base di questo carnevale che si intreccia con riti antichissimi, dei quali, secondo gli antropologi, mantiene alcune tracce. Tra questi riti in particolare si fa riferimento ad un rito apotropaico tipico delle antiche civiltà del Mediterraneo, in onore del dio Dioniso, che ogni anno rinasce a primavera risvegliando la terra e la vegetazione.
Le caratteristiche del carnevale ottanese però conducono piuttosto al cosiddetto “culto del bove”, praticato sin dal neolitico in tutte le società agro-pastorali del Mediterraneo antico, dove il toro era simbolo di forza, vitalità e fertilità. Anche questo rito avrebbe funzione apotropaica e si praticava per proteggersi dagli spiriti maligni e per propiziare la fertilità degli armenti. Se l’uomo, soggiogando e adorando Su Boe, corre il rischio di divenire simile all’animale, il carnevale, mettendo in scena ironicamente l’avvenuta trasformazione, tende ad esorcizzare il rischio che questa diventi realtà nel quotidiano per il contadino.Forse questi riferimenti a riti antichi, può trovare conferma nel fatto che, così come riferiscono le persone anziane del paese, le uscite delle maschere tipiche avvenivano, prima del carnevale vero e proprio, oltre che il 16 gennaio, anche in occasione della ricorrenza di San Sebastiano, 20 gennaio ed il 2 di febbraio giorno della Candelora. Ricorrenze che sono un chiaro riferimento ad altri periodi che coincidono con culti pagani.
[Fonte: Carnevaleottana.it]

Le maschere
I "Boes e Merdules" sono maschere tipiche del carnevale di Ottana, un paesino in provincia di Nuoro da cui dista poco più di 20 chilometri, all'inizio della valle del Tirso e ai margini della Barbagia di Ollolai. Rappresentano un bue ed il suo padrone. Riassumono quello che era anticamente la vita nel piccolo centro, quando avere un giogo di buoi era quasi tutto, se non tutto, quello che si possedeva e significava comunque essere benestanti.
Questo fino agli inizi degli anni settanta, quando nelle vicinanze del paese, sorse un'industria petrolchimica che ne ha cambiato radicalmente sia gli usi che i costumi.
Il radicale mutamento del modo di vivere non ha però intaccato la tradizione delle maschere lignee dei "Boes e merdules". Perciò durante tutto il periodo del carnevale, le vie del paese sono percorse da vari gruppi di merdules, sia organizzati che spontanei, che fanno risuonare il loro pesante carico di campanacci intrecciati su larghe tracolle di cuoio, scrollandoli ritmicamente per tutta la giornata fino a sera.
Per realizzare le maschere, viene usato prevalentemente il legno del pero selvatico per la sua leggerezza e la pressoché mancanza di venature e nodi. La stella che viene scolpita sulla fronte del "BOE" era di buon auspicio mentre per la figura del pastore "SU MERDULE" detto anche "SU GOBBEDDU" (il gobbo) si tendeva a farla il più possibile brutta e deforme in modo da far paura anche al diavolo e cosi allontanare le sfortune della vita.
Sempre presente nelle sfilate è la maschera della "ILONZANA". Raffigura una lugubre vecchietta, gobba anche lei, che va in giro per le vie del paese tutta vestita di nero. E' sempre intenta a filare la lana e minaccia di tagliare il filo che pende dalla conocchia, se non le si offre da bere. Il filo di lana rappresenta la vita di chi le sta di fronte. Se ci si trova per le vie di Ottana nel periodo del carnevale, si può venire trascinati da un gruppo di merdules ed essere rilasciati solo dopo avergli offerto da bere.
Per ringraziare l'ospite, vengono allora mimate delle scene in cui il bue si sdraia per terra rifiutandosi di andare nei campi a lavorare, mentre il "gobbeddu" lo sprona vibrandogli poderosi colpi con un bastone nodoso.
Nell'ultima domenica del carnevale, sono i "Merdules" ad offrire da bere e non ci si può rifiutare, pena l'ira dei "Boes" e "Merdules" che anche in questo caso inscenano proteste, mimando il gesto dell'incornata o della bastonata. Tutto finisce comunque sempre bene.
[Fonte: Merdules.com]


foto di Migù Carzedda

foto di Sara Uchia Faedda

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AUTORI FOTO
Migù Carzedda
Sara Uchia Faedda
SaMarosa

 
baroniafotomania@gmail.com
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